Lucaria, Neptunalia, Furrinalia: tre feste fluenti di luce e di acque nel mese della canicola che arde

Il mese di Iulius (Caesar) si avvia a conclusione con tre feste assai fresche, equoree e luminose, nel mezzo della terribile canicola, nei giorni della “doppia fiera” che dardeggia nell’afa e dissecca il capo e le ginocchia.
26 LUG 16
Ultimo aggiornamento: 04:12 | 13 AGO 20
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Il mese di Iulius (Caesar) si avvia a conclusione con tre feste assai fresche, equoree e luminose, nel mezzo della terribile canicola, nei giorni della “doppia fiera” che dardeggia nell’afa e dissecca il capo e le ginocchia. I Lucaria (21 luglio), di cui abbiamo già accennato, celebrano le radure boschive, quei varchi circolari magnetizzati dalla luce solare, dinamizzati dalla presenza verticale dell’Uomo e dalla sua consapevolezza di addentrarsi in luoghi magici e divinatorii, quasi “templi sotto l’aperto cielo”. I colli di Roma ne erano dis-seminati. Qui, come ci è tramandato, “antichi sacerdoti e antichi sciamani quando tagliavano un albero o più alberi erigevano un piccolo altare, un’ara o un sacello, e lo dedicavano al Genio del luogo o alle Ninfe degli alberi abbattuti; lo ponevano al centro della radura e vi concentravano, unite, quelle energie sottili (il sacer) offese dalla mano dell’uomo che a quel luogo aveva sottratto vitali presenze, onde non si verificasse uno squilibrio. Rimanessero ivi intatte, non diminuite, le forze sottili (cioè impercettibili e perciò inviolabili) della Natura e non ne risentissero le corrispondenti energie del gruppo umano ivi stabilitosi”. Sempre qui, fra i Luci, abita Lucoris, il lucente dio dei boschi sacri in cui “L’Uomo e la Natura sono a confronto; l’Uomo che attraverso la conoscenza della sua segreta natura ascende ai segreti del Cielo. Il Lucus, il Sacellum, l’energia sottile luminosa della Natura, l’energia divinizzante dell’Uomo. Il Sacer sulla Rocca, l’Arx del Campidoglio, il nostro antico ancestrale saxeus Monte Kapa … il Refugium nel luogo della luce, là dove Uomo Natura e Cielo refulgent contro il privo di luce”.